CARTOLINE DAL CILENTO

Ricordate le cartoline che arrivavano per posta da luoghi lontani? Impiegavano del tempo ad arrivare e un giorno, magari di pioggia, erano lì nelle tue mani e aprivano le porte al sogno. Oggi, in questa grigia giornata invernale, mi giungono alla mente i flash-back del mio recente viaggio in Cilento. Come cartoline, che hanno impiegato giorni a viaggiare, eccole: immagini, lampi di luce, scorci.. un insieme di visioni e sensazioni che riemergono e mi trasportano lontano.

Ero partita da Bruxelles in un giorno come tanti. Una pioggerella sottile a cui nessuno badava, così come nessuno badava a me e a tutto ciò che stava intorno. Tutti di corsa, tutti a inseguire tempo e ambizioni.
Arrivare in Cilento è stato come entrare in un’altra dimensione, un universo parallelo: di qua c’è il mondo … e di là una realtà che vive di altri ritmi e che sembra molto più vera. L’aria, i colori, la terra, il tepore del sole, il mare, la montagna, gli ulivi secolari: tutto parla di una realtà che basta a sé stessa.
L’impatto col territorio è stato forte e inaspettato. Un paesaggio a tratti aspro, con montagne di tutto rispetto e molte rocce: il tipico Flysch del Cilento, ruvido, stratificato, colorato, ma anche rocce calcaree di pietra bianca. Tutto è ammorbidito da una vegetazione ricca, avvolgente. E, a lato, la costa con le sue tante insenature che a tratti, d’improvviso, fanno apparire il mare! Mare che si declina in tutte le sfumature di Blu e che riempie gli occhi. L’Azzurro di Palinuro…eccolo!
Tutto ha un’anima e serenamente vive. Fino a quando? Fortunatamente, abbiamo qualche speranza che questa realtà possa preservarsi perché tutelata all’interno del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni e da diverse aree marine protette.

Prima Cartolina: Paestum – La Storia è qui

Il sito archeologico di Paestum è stato la mia porta d’ingresso.
Ero corsa ai quattro lati del mondo antico alla ricerca dei templi greci, per poi trovarne tre quasi intatti (il Tempio di Hera, il Tempio di Athena, e il Tempio di Nettuno), proprio qui in Cilento, immersi nel silenzio e nella quiete più profonda. L’atmosfera che si respira restituisce davvero una sensazione di eternità, senti di essere nel flusso della storia. Sono entrata all’interno di ognuno di essi, ero sola, circondata da colonne su cui il sole proiettava una luce calda …e così è stato, ogni santo giorno, da più di 2000 anni! Eretti intorno al 500 a.C. grazie ad una tecnica di costruzione che non legava i massi tra loro con la malta, ma li teneva insieme con dei tasselli, questi templi hanno resistito ai terremoti e a ogni altra calamità naturale; sono stati risparmiati anche dai bombardamenti.
Ho camminato sulle strade di lastre secolari, sostato all’ombra dei pini ad ascoltare il rumore della natura circostante, immaginato le genti che qui hanno organizzato i loro riti.
Il paesaggio si fa pensiero, perché tutto è ancora percepibile, vivo.
A lato del sito, una visita è d’obbligo al Museo Archeologico Nazionale di Paestum, dove si possono ammirare gli straordinari reperti, i più famosi dei quali sono gli affreschi della Tomba del Tuffatore. E ancora, si può percorrere l’antico sentiero ispirato alla spedizione mitologica degli Argonauti alla ricerca del vello d’oro, guidata da Giasone, sposo di Medea, Il sentiero attraversa l’Oasi Dunale e in 2 km porta al mare, alla spiaggia dell’antica Poseidonia. E’ curato da Legambiente, che l’ha rimesso in sesto grazie all’opera dei richiedenti asilo del centro di accoglienta locale. E anche questa è una bella storia.

Seconda Cartolina: Santuario della Madonna del Monte, con vista Paradiso

Non potevo non arrampicarmi su per queste montagne! L’occasione è stata la visita al Santuario della Madonna del Sacro Monte di Novi Velia, a 1705 m, proprio in cima al Monte Gelbison.
Il Monte sacro, dove secondo la tradizione si è rifugiata la Madonna, delusa dalla mancanza di devozione dei popolani, è meta di pellegrinaggio da tutto il Sud. I fedeli camminano tutta la notte per giungere all’alba e deporre cuori di pietra alla base della croce, dove ha inizio la Via Crucis, illustrata da splendide maioliche del ‘700. I pellegrini si incamminano su per la scalinata che porta al santuario portando ceri votivi e compiendo 7 giri intorno alla chiesa prima di scendere.
Al di là dell’aspetto religioso, la salita al Monte Gelbison mi ha regalato sensazioni autentiche: i colori delle rocce e della terra, i profumi di castani e di funghi, lo scricchiolio delle foglie e il battito d’ali degli uccelli, gli scorci sulla valle con i suoi villaggi da un lato e sulla costa frastagliata e sull’azzurro di Capo Palinuro dall’altro.
Un panorama dove il respiro rallenta, perché tutto è perfetto così com’è.

Terza Cartolina: Sapori da Unesco

La Dieta Mediterranea, riconosciuta come Patrimonio Mondiale dell’Unesco, è nata proprio qui, a Pioppi, un borgo di pescatori del Comune di Pollica, e la cucina cilentana la rappresenta appieno. Non si sono parole o cartoline che possano descriverla, bisogna provarla! E’ vera, genuina, onesta… non so se siano aggettivi che si usano in cucina. In un mondo dove ci si ciba di artefatti industriali, piatti surgelati, persino di frittate fatte con la polvere d’uova, l’autenticità dei piatti che ho mangiato in Cilento ti fa capire che cos’è il legame col territorio e con i frutti che questo ti offre.

Un’Italia vitale e segreta

Il Cilento è terra di centenari, e non mi stupisce. I ritmi di vita, l’aria tersa, la natura intatta, la gioia che dà il vivere tra questi orizzonti… come potrebbe essere diverso? Certo, non sono così “naïve”, come diciamo a Bruxelles, da non aver visto anche tutto quello che manca a livello di gestione del bene comune.
Paolo Rumiz, che viaggiando lungo tutte le catene montuose italiane è passato anche da qui, narra nel suo racconto di viaggio l’incontro con i nuovi migranti del Sud, diretti in Germania e nell’Europa del nord alla ricerca di un futuro che è loro negato nella terra natale. Ed è così, in Cilento puoi arrivare a 100 anni, ma se sei giovane e vuoi vivere, molto spesso devi andartene. Com’è possibile che luoghi di così straordinaria ricchezza non sappiano nutrire i propri figli? E’ probabilmente una delle feroci contraddizioni italiane.
Ero partito per fuggire dal mondo, e invece ho finito per trovare un mondo: a sorpresa, il viaggio è diventato epifania di un’Italia vitale e segreta. Ne ho scritto con rabbia e meraviglia. Meraviglia per la fiabesca bellezza del paesaggio umano e naturale; rabbia per il potere che lo ignora. (Paolo Rumiz, La leggenda dei monti naviganti, Feltrinelli)

di Aurora Elena Floresi

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